24 ore con il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino

24 ore con il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino

L’estate 2020 sarà ricordata per sempre come quella del distanziamento sociale, delle mascherine e delle misure di prevenzione nei luoghi chiusi, post emergenza Covid-19.

Il turismo di montagna, nonostante tutto, resta sempre molto frequentato.

I grandi spazi aperti, la grande abbondanza di sentieri e lo stretto contatto con la natura che offrono le Alpi e gli Appennini, stanno infatti convincendo molte persone a preferire la vacanza in montagna alla più caotica villeggiatura al mare.
Perciò, come da tradizione, anche questo Agosto il numero di escursionisti raggiungerà il picco massimo del periodo estivo e come ogni anno aumenterà l’impegno e l’attenzione dei volontari del soccorso alpino, per sorvegliare e intervenire in caso di necessità.

La nostra curiosità ci ha spinto ad accettare subito l’invito del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico.

Un’occasione unica per osservare più da vicino quale sia il lavoro dei soccorritori e per testimoniarvi e raccontarvi la grande passione, la dedizione e, allo stesso tempo, il sacrificio che questa mansione comporta.

È così che a fine luglio abbiamo inviato i nostri due Yallers, Mattia e Federico, in Alto Adige, per 24 ore di pura adrenalina!

Potevamo forse rifiutare l’opportunità di visitare in esclusiva la base elicotteristica di Pontives in Val Gardena? O assistere a un’esercitazione sull’altopiano del Renon?

La risposta, ovviamente, è no.

Ringraziamo per questa straordinaria opportunità il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico e lasciamo la parola ai nostri due Yallers che ci racconteranno l’esperienza vissuta!

Un rumore in lontananza, una macchia rossa nel cielo e poi, d’improvviso, la spinta del vento che ti sposta e il rumore assordante di un elicottero che atterra a pochi metri di distanza.

Una manovra di 4 secondi. Che lascia il cuore a mille per diversi minuti.

Questo è stato il primo contatto con la base elicotteristica Aiut Alpin Dolomites di Pontives. Un incontro impressionante ed elettrizzante.

Se non avete mai assistito da vicino all’atterraggio di un elicottero, vi assicuriamo che l’esperienza è davvero particolare e mozzafiato!

A maggior ragione se ci si trova di fronte ad un elicottero potente e agile come quello in dotazione al Soccorso Alpino: un H135 T3 rosso scintillante! 

La base di Pontives è condivisa tra l’organizzazione Aiut Alpin Dolomites e l’azienda privata Elikos.

Immaginatevi un continuo decollo e atterraggio di elicotteri. Durante la nostra visita ne avremmo contati almeno 5/6 (per fortuna tutti a scopo turistico da parte di Elikos): una elettrizzante distrazione.

Guidati da Federico Catania, volontario del Soccorso Alpino, conosciamo Alexia Perathoner e il verricellista Gino Comelli, grazie ai quali scopriamo nel dettaglio le caratteristiche del H 135 T3 e del suo equipaggio.

Verricellista? Ora facciamo chiarezza.

Gli elicotteri di soccorso sono dotati di verricello, una macchina che serve a movimentare pesi tramite l’utilizzo di fune o catena. Compito del verricellista è non solo far funzionare il verriccello: ma anche coordinare le operazioni e gli interventi tramite questo strumento.

Ma torniamo all’elicottero e al suo impiego in ambito di soccorso.

La maniacale attenzione ai pesi imbarcati e alla disposizione degli spazi interni all’abitacolo è fondamentale per innalzare al massimo il livello di agilità e anche sicurezza, delle operazioni di soccorso tramite elicottero.

Pensate che anche la quantità di benzina da immettere viene calcolata con precisione, onde evitare inutili sovraccarichi del mezzo.

Ma la caratteristica speciale e unica dell’H135 T3, che lo rendono fondamentale per le operazioni di soccorso in zone più impervie o in situazioni più difficili, è la presenza di due ganci nella parte inferiore dell’elicottero.

Tramite questi appigli è possibile calare nel vuoto una corda (e di conseguenza un soccorritore) che può arrivare addirittura a 200 metri di lunghezza!

All’interno della base, mentre ci viene spiegato il sistema di comunicazione con le varie zone dell’Alto Adige, la nostra attenzione viene catturata da una parete tappezzata di messaggi.

Sono lettere, email e disegni di ringraziamento ai soccorritori: testimonianze di impegno, determinazione e professionalità.

Ognuna di esse rappresenta una storia a lieto fine.

La voce emozionata e gli occhi lucidi di Alexia nel narrarci alcune di quelle vicende, vissute in prima persona, non possono lasciarci indifferenti. Le parole scritte su quella parete riescono a catapultarci in un attimo sulla nuda roccia, a stretto contatto col dolore, la paura e l’attesa di un aiuto.

La paura di non farcela. L’enorme gioia che esplode nel petto al vedere arrivare i soccorsi. La gratitudine per essere riportati in salvo.

È in quel momento che ci rendiamo conto di quanto sia forte la motivazione e la passione che spinge tutti i giorni i soccorritori ad esercitarsi, per essere pronti a rispondere all’ennesima chiamata di aiuto. Mantenendo sempre massima la concentrazione.

Con ancora in mente le immagini evocate da quelle lettere di ringraziamento, ci dirigiamo verso l’Altopiano del Renon.

Qui assisteremo ad una delle tante esercitazioni che vedono impegnati i volontari del Soccorso Alpino in collaborazione con i Vigili del Fuoco ed un elicottero della Guardia di Finanza.

La partecipazione a questa operazione è qualcosa di veramente unico. Ci sentiamo onorati di poter assistere così da vicino ad un evento che per fortuna molti vedono solo nei film.

La fase di briefing tra le squadre impiegate ci fa capire fin da subito quanto seriamente viene vissuta l’esercitazione da tutte le persone coinvolte.

L’obiettivo della missione è portare in sicurezza alcune persone che si trovano all’interno di cinque cabinovie sospese a 20 metri da terra.

Da qui in poi decidiamo di far parlare le immagini per noi.

A conclusione vogliamo aggiungere solamente una riflessione.

Il privilegio di trovarci a pochi metri dalle operazioni di soccorso ci ha lasciati estasiati e ci ha dato l’opportunità di scrutare con occhi increduli la sicurezza e la professionalità nell’eseguire manovre rischiose seppur standardizzate e provate decine e decine di volte.

La sicurezza nel vedere eseguite le manovre di avvicinamento dell’elicottero a pochi metri dalla cabinovia, la prontezza con cui i soccorritori si calavano in cima alle cabine, la gioia nel portare in salvo le persone.

Sono immagini che difficilmente ci toglieremo dalla testa.

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