Dolomiti Paganella: il racconto del tour invernale Yallers.

Tour invernale Yallers in Dolomiti Paganella: fra sport e rifugi

Pronti per il quarto tour sulle meravigliose Dolomiti di Paganella, per un’esperienza all’insegna dell’adrenaline e del buon cibo trentino

Yallers in Paganella
Credits: @giomonticelli

L’aria che si respira qui, coi suoi profumi di bosco, di neve fresca, e i suoi panorami ci rapiscono ogni volta e ogni volta è come se fosse la prima.

E’ incredibile quanto il comprensorio Dolomiti Paganella abbia da regalare: non solo un’ospitalità capace di farti sentire a casa fin dal primo giorno, ma un territorio talmente ricco di sapori e tradizioni che non basta una settimana di sport e avventure per conoscerlo a fondo.

Figuratevi che non ci sono bastate tre spedizioni nel 2019! 

Per non perderci neanche un momento di questa avventura, decidiamo quindi di incontrarci la sera prima. Dopo un viaggio in van che ci ha visto attraversare mezza Italia e che ci ha dato l’occasione di fare amicizia coi nuovi membri del gruppo, arriviamo a tarda ora nel paesino di Andalo, proprio ai piedi di Cima Paganella.
L’Hotel Regent’s ci accoglie calorosamente nonostante sia passata la mezzanotte, e fra le ultime risate e i primi sbadigli ci abbandoniamo a un sonno ristoratore.

Avremo bisogno di tutte le energie possibili, per affrontare le attività che i ragazzi del consorzio Dolomiti Paganella hanno preparato per noi!

Primo giorno: avventure sulla neve di Dolomiti Paganella, sapori locali e un tramonto infuocato.

La mattina del primo giorno ci alziamo pieni di adrenalina: ci aspetta una mattinata all’insegna dello sport!

Dopo un’abbondante colazione, il nostro gruppo si divide tra chi ha scelto di trascorrere la mattinata sugli sci e chi ha preferito un’avventura sulla fat bike. Entrambe le attività consentono a tutti di godere dei panorami delle Dolomiti, con un pizzico di adrenalina.

Un momento in fatbike
Credits: @mattiamosca_

Sentire la neve sotto le ruote di una bicicletta ci conquista immediatamente. Il percorso si snoda liscio davanti a noi, e il movimento ci fa respirare a pieni polmoni l’aria pura e fresca del bosco. Non abbiamo potuto fare a meno di fermarci anche a fare qualche scatto con le nostre reflex, per immortalare il panorama che si apriva di fronte a noi. 

Di certo questa esperienza rimarrà per sempre impressa nei nostri ricordi più felici.

Ci riuniamo con gli altri ragazzi del gruppo per l’ora di pranzo, al rifugio La Roda, situato proprio sulla Cima Paganella. Inutile dire che il panorama da lassù toglie il fiato: a sud il lago di Garda ci guarda disteso e sonnecchiante coperto da una leggera foschia, a ovest siamo circondati dalle splendide Dolomiti di Brenta. Sotto di noi, Trento.

La piacevolezza del rifugio si rispecchia nella bontà della sua cucina e così, fra una polenta con capriolo e un piatto di canederli in brodo, piovono i racconti delle avventure della mattinata: le scivolate sulla neve, le foto ricordo, le risate. 

Tramonto sul lago Molveno
Tramonto sul lago Molveno

Dopo essere scesi di nuovo a valle, decidiamo che per il momento di adrenalina ne abbiamo avuta abbastanza, e ci dirigiamo verso il lago di Molveno per un pò di relax. Arriviamo giusto per il tramonto, che ci lascia a bocca aperta per l’intensità dei suoi colori. Ne approfittiamo per scattare qualche foto durante la blue hour, assorti e silenziosi davanti a quello spettacolo che la natura ci stava regalando.

Mentre torniamo verso l’hotel per la cena non possiamo non realizzare quanto la vita frenetica di ogni giorno ci faccia spesso perdere il legame con la natura, e quanto sia invece importante ritrovarlo, per ricordarci che è a lei che apparteniamo.

Secondo giorno: pranzo a km zero e un cielo pieno di stelle

La mattina del secondo giorno inizia lentamente.

Il Bio Bistrot di Andalo, coi suoi profumi e sapori, accompagna un dolce risveglio col suo laboratorio di cucina. La sfida di oggi è preparare il nostro stesso pranzo, che sarà a base di tagliatelle al Teroldego, un pregiato vino locale.

Laboratorio di cucina Andalo
Credits: @mattiamosca_

La cucina è sempre una bella sfida per noi Yallers: sotto gli occhi esperti del giovanissimo team che ci segue passo passo, impariamo ad amalgamare i vari ingredienti fino a creare l’impasto delle nostre tagliatelle. 

Ed è proprio in questo momento che iniziamo a conoscere un aspetto della regione che rimane spesso nascosto agli occhi del turista della domenica: la scelta di usare prodotti a chilometro zero diventa infatti una via di accesso privilegiata per comprendere meglio le tradizioni del luogo in cui ci troviamo.

Dopo esserci riempiti la pancia con le tagliatelle preparate da noi e altre squisitezze, ci incamminiamo alla volta del rifugio Meriz.

La passeggiata nel bosco ci offre numerosi punti panoramici sulla vallata e non perdiamo l’occasione per scattare ancora qualche foto al tramonto. Arriviamo al Meriz ormai col buio, in un’atmosfera surreale: intorno a noi c’è solo il silenzio e il bagliore della neve che riflette sotto la luna piena. Nel buio, ai margini del bosco, il rifugio ci accoglie con il fuoco acceso sulla pedana d’ingresso e la sua atmosfera calda. Inutile dire che la cena si è rivelata un nuovo tuffo nelle tradizioni di una cucina locale che non smette mai di sorprendere.

Terzo giorno: una lunga ciaspolata e un gatto (delle nevi)

Ciaspolata Yallers Paganella
Credits: @ariannamoronifotografia

A noi Yallers piace la buona cucina, è vero, ma adoriamo anche le attività all’aria aperta.
Una ciaspolata sulla Cima Canfedin ci è parso
il modo migliore per smaltire le calorie accumulate il giorno precedente. Il buonumore è tale da farci dimenticare completamente l’impedimento che deriva dalle ciaspole, essenziali per non affondare nella neve fresca.

Forse questo è stato il primo momento in cui abbiamo potuto assaporare veramente l’atmosfera della montagna: il freddo pungente, il vento che sferza il viso e le nuvole che si rincorrono sulle cime rocciose danno vita ai nostri ricordi.

Dopo una mattinata passata al freddo, il rifugio Forst è un ottimo punto di arrivo per rifocillarsi e riscaldarsi. 

Ma la scoperta dei rifugi della zona non finisce qui: nel pomeriggio saliamo sull’Altopiano di Pradel nientepopodimeno che…su un gatto delle nevi!

La nostra destinazione è il rifugio La Montanara, che ci ospiterà per la serata.

Prima però non possiamo perderci lo spettacolo del panorama, con le Dolomiti di Brenta a destra e il lago di Molveno sullo sfondo, proprio sotto di noi. Mentre ci lasciamo andare a scherzi e giochi, il tramonto accende i suoi colori. Di colpo quello spettacolo ci ruba le parole, e in un momento l’unico rumore che rompe il silenzio è quello degli otturatori delle nostre reflex.

Per molti di noi, è il tramonto più bello e intenso mai visto prima. 

Iniziamo a percepire un intimo e inscindibile senso di appartenenza con la natura che ci circonda. Qualcuno esclama: “Da qui non me ne andrei più!” E come dargli torto?

Quarto giorno: alba dolomitica (dopo tanti tramonti) e il Castello di Belfort

L’ultimo giorno in Paganella inizia presto. Troppo presto.

Ci svegliamo ancora nel cuore della notte, ci vestiamo pesanti e usciamo con gli occhi ancora chiusi.

Ma nessuno di noi si lamenta: sappiamo che lo spettacolo a cui stiamo per assistere è per pochi privilegiati, e noi lo siamo.

Sono le 05.30 quando l’impianto di risalita apre le porte in via del tutto eccezionale per noi e pochi altri fortunati. Quando arriviamo in vetta, sulla Cima Paganella,  sembra di aver fatto un salto in paradiso: il cielo è ancora buio, ma all’orizzonte si intravede un bagliore che si fa via via sempre più forte. Le luci di Trento e dei paesi che costellano la valle del Sarca si spengono a poco a poco.

L’alba è vicina.

Molti sono in rifugio a gustare la ricca colazione, offerta per l’occasione. Noi siamo fuori, nonostante il freddo, nonostante il vento, per non perdere neanche un secondo di quello spettacolo. Il bagliore all’orizzonte si fa sempre più forte, il cielo assume toni sempre più chiari di blu.

Siamo talmente in alto, che ci sembra di poterlo toccare.

Alba rifugio La Roda
Credits: @beneberna

All’improvviso, un raggio di luce si fa spazio tra le cime dei monti a est e colpisce le Dolomiti davanti a noi: è l’alba di un nuovo giorno. Nel giro di mezz’ora, è un susseguirsi di luci e colori: la roccia, dapprima immersa nell’aria blu della notte, adesso è di un rosa acceso. E’ l’Enrosadira.

Non sentiamo più il freddo, intorno a noi c’è solo bellezza.

Rifugio La Roda
Credits: @ariannamoronifotografia

Il nostro viaggio in Dolomiti Paganella si conclude così, con la nostra Arianna che sorvola la valle di Andalo col parapendio.

Per addolcire un po’ il distacco dovuto al ritorno imminente alle nostre vite di tutti i giorni, decidiamo di far tappa al Castello di Belfort per qualche scatto in chiusura di un’esperienza che non dimenticheremo mai.

L’arrivederci alpino è più difficile del solito, ma ce ne andiamo consapevoli del fatto che da oggi in poi, la cosa che davvero sarà cambiata è il nostro rapporto con la natura.

Parola di Yallers! 

Guarda il video che abbiamo preparato in collaborazione col Consorzio Dolomiti Paganella!

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